Seconda Cartolina dalla California: quando Fingere fa Bene3 min read

La mia seconda cartolina ha un sapore dolce amaro.

Ho passato molto tempo a cercare di capire cosa ci trovino qui le persone di così stimolante nel lavorare dai Cafè. E credo di averlo capito in questi giorni in cui mi sto spesso rintanando nella Roastery di San Anselmo.

Sono convinta sia l’atmosfera. Ad esempio mi piace pensare che adesso il signore seduto davanti a me stia scrivendo un romanzo, secondo me un thriller, si capisce dalle rughe sulla sua fronte e dalla foga che ha nel battere le dita sulla tastiera.

Invece il ragazzo con quelle cuffie enormi seduto sullo sgabello alto vicino al bancone sono certa che stia componendo una canzone. Ogni tanto si blocca e incrocia le braccia fissando il monitor. Certamente è una canzone d’amore.

Poi c’è lei. Ha i capelli viola e sotto al tavolo c’è un cagnolino, la fissa in adorazione mentre scrive annoiata sul suo tablet giocando con alcune ciocche. Indossa una gonna lunga color senape e non può che essere una fiorista, i suoi capelli si intonerebbero perfettamente con la primavera.

Non so, è come se nell’aria ci fosse un flusso continuo di idee geniali e arte, un mix galvanizzante che ti fa perdere la cognizione del tempo, complice anche quel rumore bianco di cappuccino che si gonfia e stoviglie che sbattono in sottofondo.

Questo un po’ il riassunto delle mie ultime settimane

Sono a quota sei, sono a metà del mio viaggio – qui trovi le mie prime due.

Non sto scrivendo un romanzo, e di cantare vi assicuro che lo faccio solo sotto la doccia – per non parlare poi del mio pollice nero – vengo qui per sistemare le centinaia di foto che continuo a scattare, riordinare esperienze e ricordi. Lo voglio fare nel miglior modo possibile, durante il pomeriggio, quando in Italia, a casa, tutti dormono ed io non ho distrazioni.

Ovviamente sto trotterellando in giro come mia abitudine

Sto collezionando ricordi indelebili ed esperienze assurde che fino a poche settimane fa pensavo non essere in grado di fare.

Ad esempio ho noleggiato una macchina, guidato sola per oltre 300 km per ritrovarmi in mezzo alle montagne californiane, ma con un caldo assurdo. Non credevo di esserne capace, mi sono semplicemente svegliata una mattina, ho acceso il computer e prenotato una macchina. Di lì a due ore ero già in pieno traffico appena prima di Oakland che mi maledivo per la scelta presa. Ma dovevo farlo.

Yosemite On The Road

Sapete che c’è? Che fare finta di essere coraggiosa – tranne quando ho una cimice in casa, sono onesta – è stata la migliore decisione che io abbia mai preso. Continuando a minimizzare i miei pochi risultati non facevo altro che alimentare la mia insicurezza e la frustrazione di qualcosa mai detto, qualcosa di non fatto.

E anche se continuo a rimanere del team “meglio un complimento per gasarti che uno schiaffo per spronarti”, fingere di essere coraggiosa per me ha significato non tirarmi indietro davanti ad un “non ce la farai mai”. Per dimostrare a me stessa che credo davvero al fake till you make it, fingi finché non ci riesci. Oggi non sono solo più coraggiosa di ieri, ma ci credo.

E se non ci avessi creduto, non avrei mai guidato per tre ore dapprima con le unghie ben piantate nel volante e poi col finestrino abbassato e il braccio fuori, non sarei mai rimasta la notte in un dormitorio femminile assieme a ragazze e donne da ogni parte del mondo dalle storie così diverse.

Perchè sono donna

Mi sarei crogiolata nella solita scusa del tempo, dei soldi, perché sono donna, perché sono sola, perché non l’ho mai fatto. Quante cazzate che mi raccontavo, che ci raccontiamo.

Aspettiamo il momento giusto, quando il momento giusto non esiste. C’è solo la voglia o no di fare qualcosa. E complice quest’aria da Cafè Americano, so che in futuro qualcosa di bello mi aspetta. Magari potrei scriverlo un libro, chissà se qualcuno lo leggerebbe.

2 comments Add yours
  1. Io lo leggerei! E’ incredibile come due persone che non si conoscono personalmente si possano così incontrare a livello mentale. Questo post l’ho letto tutto d’un fiato e mi ci ritrovo perfettamente. Forse dovrei solo saltare o forse, come dici tu, ancor prima, dovrei smetterla di aspettare il momento giusto.
    Cmq per la cronaca quest’anno in giardino ho già lottato con due bisce..girlpower!
    Ti abbraccio,
    Alice

    1. Alice ❤️ ti ringrazio. Queste parole oggi servono. Non è sempre facile, ma a furia di scacciare bisce ce la faremo! Mi hanno sempre insegnato che per saltare lungo ci vuole una bella rincorsa, oggi invece penso che basti un piccolo passo, perchè poi non è così importante arrivare lontano.
      Ti abbraccio io.

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