Riflessioni di Maggio4 min read

Succede sempre, tipo adesso.

Accendo il portatile, me lo sistemo sulle gambe, arriva il cane – perchè giustamente quello è il suo posto – io mi giro, lo sposto – il portatile, non il cane – sono scomoda, mi arriva un messaggio su Whatsapp, guardo un secondo Instagram.

E in un attimo sono le undici. Di nuovo. E mi sono persa in una concatenazione di eventi che mi fanno stare con gli occhi sbarrati a guardare il soffitto a pensare a quello che avrei potuto fare. Allora prendo carta e penna e inizio a scrivere sul mio blocco per gli appunti, e sono le due di notte. Di nuovo.

Ma soprattutto ho la mente che va a mille: come mi invento qualcosa da fare, ecco che un’altra idea prende piede, e quando scrivo di un argomento devo segnarmi le idee per i prossimi post. E poi penso a Instagram, e poi rispondo ad un messaggio. Di nuovo.

A voi quanto distrae la tecnologia oggi?

A me tantissimo. Appena prendo in mano il telefono non riesco a stare concentrata e a non cadere in un vortice oscuro che mi fa perdere totalmente la cognizione del tempo. E il computer? “Ma si”, mi dico, “accendo Spotify e ascolto un po’ di musica mentre scrivo questo articolo” e la finisco su Youtube segnandomi i titoli delle ultime classifiche radio nel mondo.

Certo che le più belle poesie sono state scritte nell’era dei piccioni, senza internet, senza distrazioni.

Quando vado all’estero riesco a scollegarmi dal mondo – almeno fuori dall’albergo – perchè sono quella che non si informa sulle tariffe roaming attivabili fuori dall’Italia, anche se la verità è che devo proprio impormelo, perchè la tentazione è altissima. E’ così bello e liberatorio non essere connessi a volte, anche se altre vorrei condividere immediatamente le emozioni che provo sulla mia strada. Vivo costantemente in bilico tra il social e la vita reale, tra l’online e l’offline, combattuta tra la gioia di constatare che il WiFi dell’albergo non arriva fino in camera e l’ansia di perdermi e stare senza il navigatore di Google – che poi diciamoci la verità, la storia del navigatore è una cazzata che si racconta ai mariti giurando che il roaming non serve perchè vogliamo stare incollate a Instagram per tutto il viaggio in macchina mentre lui sta guidando. Per ore. Parlando da solo.

Prendere la decisione di stare online a volte è una scelta coraggiosa

E serve tanto, tantissimo impegno.

Ho letto qualche giorno fa il post di Alice, ma oltre che essermi riconosciuta tra le sue parole, allo stesso tempo mi sono chiesta: “è davvero questa la mia strada?”; perchè la passione si trasmette grazie all’impegno, certo, però non ho potuto fare a meno di domandarmi se a sua volta l’impegno dona sempre e inevitabilmente la perfezione. A volte scrivo post in giorni interi, li rileggo per ore alla ricerca di frasi sconclusionate scritte di getto o di refusi – e li faccio visionare anche a mio marito, che ha un occhio clinico più unico che raro – e li riscrivo, poi cancello, poi aggiungo, non sono mai contenta, mi sembra di non dare abbastanza, quando alla fine la prima per cui non sono abbastanza sono io.

Cerco di non scrivere post freddi con notizie che si possono trovare su qualunque guida turistica, quelle da cui sto sempre alla larga io, e cerco di far trasparire le emozioni che ho provato in quel momento. Voglio essere dettagliata e aiutare gli altri. Sento il bisogno di raccontare un luogo, perchè Alice ha assolutamente ragione: darsi l’etichetta di travel blogger è semplice, ma comunicare quello che si ha dentro va al di là di un articolo sulla vacanza appena conclusa e non tutti riescono a trasmetterlo. La mia voglia di farlo è la la calamita che mi attrae ai Social e a volte è la stessa calamita che mi allontana da quello che vorrei invece fare nella realtà.

Ad esempio sono mesi che cerco di impormi un Piano Editoriale, cosa che non sono ancora riuscita a fare. “Sarò in grado? Riuscirò davvero a seguirlo? Sevirà anche a me che non sono nessuno?“. Ripeto a me stessa che devo impegnarmi, ma ogni volta c’è sempre qualcosa che si intromette tra me e la mia buona volontà, e quel qualcosa è il perfezionismo, il telefono e il buco nero di internet, lo switching continuo tra un pensiero e una cosa da fare, e mille altre di queste scuse. Scuse che prometto di non avere più – e adesso che lo sto mettendo nero su bianco pubblicamente sarà un bel casino cercare di non fare una figuraccia.

 

Voi amiche blogger avete un piano editoriale? Come caspita riuscite a seguirlo?!?

4 comments Add yours
  1. Mi ritrovo facilmente in queste tue parole! Anche io sono costantemente in bilico tra la vita reale e quella social. L’equilibrio è difficile da trovare, o forse è proprio questo nostro essere in bilico l’equilibrio giusto? Non lo so, ma non è sempre facile trovare il tempo per fare tutto e per farlo bene. Anche io poi sono una cavolo di perfezionista, e anche questa è una brutta bestia!
    Beh tutto per dirti che mi ritrovo in quello che dici 🙂 Intanto buon viaggio e poi…buon piano editoriale!! A me aiuta 🙂

    1. Ma siii buttiamoci e basta! Ho da poco capito che l’importante è essere organizzati per se stessi nel proprio disordine.
      E sorridere sempre, anche quando la British ti cancella il volo – it’s a sad story.

  2. Grazie Katia, per avermi citata!! Anche se il tono del post non è dei più carichi di entusiasmo 🙁 !! Personalmente ritengo che ci si debba anche un pò buttare, lasciare andare, scrivere perché ci fa stare bene, emozionarci con quello che creiamo. Senza ragionarci troppo.
    Intanto ti auguro un bellissimo viaggio, in attesa di tutti i dettagli!!
    Alice

    1. Grazie Alice..devo dire che il tuo post mi ha proprio smosso! Ed è il motivo principale perché ho scritto il mio! Buttarsi e via, sono ufficialmente entrata in questo loop!

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