Prima Cartolina dalla California: di Ripartenze e di Nuovi Inizi.4 min read

La prima Cartolina è sempre quella più difficile, non si sa mai cosa scrivere per non sembrare banali. A volte poi si scrivono le cose col cuore e quello che risulta è un ammasso incomprensibile di parole.

Flashback 2 luglio 2018

Fuori c’è il temporale, di quelli belli. Quelli che si sono fatti desiderare per ore con la cappa di caldo e il cielo scuro. Quelli dove senti al piano di sotto i vicini in un fuggi fuggi generale, tra ritiro dei panni in balcone e la chiusura delle tende. È luglio, e tutto questo è più che normale, penso.

Oggi mi sento un po’ come questo temporale. Un’ora prima il sole, adesso tuoni – e urla. E no, non è sindrome premestruale, è che sono felice. Troppo felice. Perchè ho un biglietto aereo in mano. E vi assicuro che non è un classico biglietto, non per me.

Sto partendo e sono felice. Sto partendo e starò via qualche mese, in vacanza, sulla carta, ma a lavoro. A lavoro su me stessa. Tornerò diversa, ne sono consapevole, ma quello che spero è di non tornare più ad essere come sono stata.

Voglio avere coraggio, voglio esprimermi al 100%, voglio essere io in tutto e per tutto. Con questa forza nuova che mai avrei pensato di avere. Voglio essere come questo temporale di piena estate, e mentre questi chicchi di grandine rimbalzano sul cornicione del mio terrazzo, penso a quanto sono fortunata e grata, a quanto sto rischiando, a quanto dovrei essere pronta, ma che se avessi aspettato di esserlo non avrei probabilmente combinato nulla.

Oggi, 6 settembre 2018

Riassunto delle puntate precedenti.

Niente giri di parole. Ho lasciato il mio lavoro a tempo indeterminato e mi sono lanciata nel vuoto. Senza paracadute. La verità è che serve coraggio per fare il primo passo, quello dove sotto non hai più terreno, ma dopo sfrecci giù che una bellezza. Arrivi ad un punto che addirittura smetti di chiederti se sarà morbido l’atterraggio o se troverai spine. Quello che sarà, sarà, ho volato senza ali, potrò sopravvivere anche a quello che sarà.

Ma andiamo per ordine.

Ho trentadue anni e una vita normale, penso, come molti. Ho affrontato e superato i miei problemi, ho lasciato andare ciò che non contava. Buoni voti a scuola, poche preoccupazioni a mia madre. Dico sempre grazie, ho imparato recentemente a dire più spesso scusa. La palestra non mi ha mai appassionato. Preferisco di gran lunga mangiare, eccetto quando sono tesa, sarei capace di non farlo per giorni interi. Sono una disordinata cronica, ma preferisco definirmi creativa.

E oggi?

Oggi, adesso, ho appena dato la buonanotte a mio marito mentre terminavo il mio pranzo. Sono dall’altra parte del mondo e sono arrivata tre settimane fa con una valigia pronta a sostenere questo clima assurdo qui in California – ah, che gran cazzata, sono già andata a comprare un maglione! Davanti a me, oggi, altri settanta giorni, o giù di lì. E già mi sono capitate talmente tante cose che mi sembra di essere qui da una vita, assurdo vero? Un viaggio lento, principalmente dentro me stessa, sola come non avevo mai viaggiato prima e con una serie di prime volte che vorrei incidere sulla mia pelle. So che i ricordi di questa esperienza mi accompagneranno per la vita.

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Come è possibile che un viaggio penetri così tanto in profondità da riuscire come niente a scuoterti in questo modo? Gli Stati Uniti sanno sempre stupirmi. Ed è una sensazione strana, fatta di persone speciali incontrate per caso. O forse il caso non c’entra niente, no?

I giorni scorrono anche loro lenti, la macchina fotografica è sempre appesa al collo ma ho imparato a vivere il momento presente in un modo in cui mai mi era capitato di sentire prima d’ora. Sentire. Questo viaggio è un regalo e io voglio godermelo fino in fondo, con le mie prime volte – spoiler: alcune sono già diventate ultime – e con tutti i sorrisi che incontrerò per strada. Voglio riempirmi di gentilezza, voglio fare il pieno di questo sole di settembre e con lui quello di ottobre, perché poi in un lampo tutto sarà lontano e voglio essere certa di portarmi via tutto questo.

La nebbia sul Golden Gate Bridge ad agosto e la sabbia calda dell’oceano a settembre. Chiacchierare con sconosciuti come con gli amici di una vita. Guardare la scena di un film cento volte per capire una semplice frase. Percorrere il trail attorno al lago col solo rumore dei miei passi. Insegnare a cucinare il risotto e ricordarsi di nuovo come andare in bicicletta.

Bon Tempe Lake

 

E poi ancora aprire il portatile su una panchina perché ho bisogno di scrivere. Imparare che non esistono persone strane, ma persone uniche. Scoprire verdure mai viste al supermercato e promettere di riuscire ad assaggiare tutto entro tre mesi. Trovare la ricchezza delle persone. Andare al parco il venerdì pomeriggio per ascoltare musica dal vivo. Ridere. Vivere.

Quante cose sono successe in tre settimane. E per chiunque si stia chiedendo dove sono adesso, io ho capito subito che sono esattamente dove dovrei essere.

Greetings from California

6 comments Add yours
    1. Ti ringrazio moltissimo! Io purtroppo non sono riuscita ad essere presente come avrei voluto. Non ho mai smesso di scrivere, ho solo rimandato il momento del ‘pubblica’. Spesso è difficile scrivere le parole giuste o lasciare andare la paura dei giudizi di chi ti legge. In bocca al lupo per questa tua nuova avventura, vado a curiosare tra i tuoi viaggi 😉

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